{"id":2997,"date":"2019-04-11T08:28:13","date_gmt":"2019-04-11T08:28:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.laboratorio.info\/web\/?p=2997"},"modified":"2022-12-17T14:51:41","modified_gmt":"2022-12-17T14:51:41","slug":"stefano-gerbino-e-luca-ghibaudi-leggono-montale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.laboratorio.info\/web\/blog\/2019\/04\/11\/stefano-gerbino-e-luca-ghibaudi-leggono-montale\/","title":{"rendered":"Stefano Ghione legge <br\/> e Luca Ghibaudi commenta  <br\/> Eugenio Montale"},"content":{"rendered":"\n<p>Meriggiare pallido e assorto<br>presso un rovente muro d\u2019orto,<br>ascoltare tra i pruni e gli sterpi<br>schiocchi di merli, frusci di serpi.<br><br>Nelle crepe del suolo o su la veccia<br>spiar le file di rosse formiche<br>ch\u2019ora si rompono ed ora s\u2019intrecciano<br>a sommo di minuscole biche.<br><br>Osservare tra fondi il palpitare<br>lontano di scaglie di mare<br>mentre si levano tremuli scricchi<br>di cicale dai calvi picchi.<br><br>E andando nel sole che abbaglia<br>sentire con triste meraviglia<br>com\u2019\u00e8 tutta la vita e il suo travaglio<br>in questo seguitare una muraglia<br>che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.<br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">***<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I LIMONI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ascoltami, i poeti laureati<br>si muovono soltanto fra le piante<br>dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.<br>Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi<br>fossi dove in pozzanghere<br>mezzo seccate agguantano i ragazzi<br>qualche sparuta anguilla:<br>le viuzze che seguono i ciglioni,<br>discendono tra i ciuffi delle canne<br>e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.<br><br>Meglio se le gazzare degli uccelli<br>si spengono inghiottite dall\u2019azzurro:<br>pi\u00f9 chiaro si ascolta il sussurro<br>dei rami amici nell\u2019aria che quasi non si muove,<br>e i sensi di quest\u2019odore<br>che non sa staccarsi da terra<br>e piove in petto una dolcezza inquieta.<br>Qui delle divertite passioni<br>per miracolo tace la guerra,<br>qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza<br>ed \u00e8 l\u2019odore dei limoni.<br><br>Vedi, in questi silenzi in cui le cose<br>s\u2019abbandonano e sembrano vicine<br>a tradire il loro ultimo segreto,<br>talora ci si aspetta<br>di scoprire uno sbaglio di Natura,<br>il punto morto del mondo, l\u2019anello che non tiene,<br>il filo da disbrogliare che finalmente ci metta<br>nel mezzo di una verit\u00e0.<br>Lo sguardo fruga d\u2019intorno,<br>la mente indaga accorda disunisce<br>nel profumo che dilaga<br>quando il giorno pi\u00f9 languisce.<br>Sono i silenzi in cui si vede<br>in ogni ombra umana che si allontana<br>qualche disturbata Divinit\u00e0.<br><br>Ma l\u2019illusione manca e ci riporta il tempo<br>nelle citt\u00e0 rumorose dove l\u2019azzurro si mostra<br>soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.<br>La pioggia stanca la terra, di poi; s\u2019affolta<br>il tedio dell\u2019inverno sulle case,<br>la luce si fa avara \u2013 amara l\u2019anima.<br>Quando un giorno da un mal chiuso portone<br>tra gli alberi di una corte<br>ci si mostrano i gialli dei limoni;<br>e il gelo del cuore si sfa,<br>e in petto ci scrosciano<br>le loro canzoni<br>le trombe d\u2019oro della solarit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">***<\/p>\n\n\n\n<p>Portami il girasole ch\u2019io lo trapianti<br>nel mio terreno bruciato dal salino,<br>e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti<br>del cielo l\u2019ansiet\u00e0 del suo volto giallino.<br><br>Tendono alla chiarit\u00e0 le cose oscure,<br>si esauriscono i corpi in un fluire<br>di tinte: queste in musiche. Svanire<br>\u00e8 dunque la ventura delle venture.<br><br>Portami tu la pianta che conduce<br>dove sorgono bionde trasparenze<br>e vapora la vita quale essenza;<br>portami il girasole impazzito di luce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">***<\/p>\n\n\n\n<p>Forse un mattino andando in un\u2019aria di vetro,<br>arida, rivolgendomi, vedr\u00f2 compirsi il miracolo:<br>il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro<br>di me, con un terrore di ubriaco.<br><br>Poi come s\u2019uno schermo, s\u2019accamperanno di gitto<br>alberi case colli per l\u2019inganno consueto.<br>Ma sar\u00e0 troppo tardi; ed io me n\u2019andr\u00f2 zitto<br>Tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">***<\/p>\n\n\n\n<p>Gloria del disteso mezzogiorno<br>quand\u2019ombra non rendono gli alberi,<br>e pi\u00f9 e pi\u00f9 si mostrano d\u2019attorno<br>per troppa luce, le parvenze falbe.<br><br>Il sole, in alto, &#8211; e un secco greto.<br>Il mio giorno non \u00e8 dunque passato:<br>l\u2019ora pi\u00f9 bella \u00e8 di l\u00e0 dal muretto<br>che rinchiude in un occaso scialbato.<br><br>L\u2019arsura, in giro; un martin pescatore<br>volteggia s\u2019una reliquia di vita.<br>La buona pioggia \u00e8 di l\u00e0 dallo squallore,<br>ma in attendere \u00e8 gioia pi\u00f9 compita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">***<\/p>\n\n\n\n<p><strong>VENTO E BANDIERE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La folata che alz\u00f2 l\u2019amaro aroma<br>del mare alle spirali delle valli,<br>e t\u2019invest\u00ec ti scompigli\u00f2 la chioma,<br>groviglio breve contro il cielo pallido;<br><br>la raffica che t\u2019incoll\u00f2 la veste<br>e ti modul\u00f2 rapida a sua immagine,<br>com\u2019\u00e8 tornata, te lontana, a queste<br>pietre che sporge il monte alla voragine;<br><br>e come spenta la furia briaca<br>ritrova ora il giardino il sommesso alito<br>che ti cull\u00f2, riversa sull\u2019amaca,<br>tra gli alberi, ne\u2019 tuoi voli senz\u2019ali.<br><br>Ahim\u00e8, non mai due volte configura<br>il tempo in egual modo i grani! E scampo<br>n\u2019\u00e8: ch\u00e9, se accada, insieme alla natura<br>la nostra fiaba brucer\u00e0 in un lampo.<br><br>Sgorgo che non s\u2019addoppia, &#8211; ed or fa vivo<br>Un gruppo di abitati che distesi<br>Allo sguardo sul fianco d\u2019un declivo<br>Si parano di gale e di palvesi.<br><br>Il mondo esiste. Uno stupore arresta<br>Il cuore che ai vaganti incubi cede,<br>messaggeri del vespero: e non crede<br>che gli uomini affamati hanno una festa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">***<\/p>\n\n\n\n<p><strong>INCONTRO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tu non m\u2019abbandonare mia tristezza<br>sulla strada<br>che urta il vento forano<br>co\u2019 suoi vortici caldi, e spare; cara<br>tristezza al soffio che si estenua: e a questo,<br>sospinta sulla rada<br>dove l\u2019ultime voci il giorno esala<br>viaggia una nebbia, alta si flette un\u2019ala<br>di cormorano.<br><br>La foce \u00e8 allato del torrente, sterile<br>d\u2019acque, vivo di pietre e di calcine;<br>ma pi\u00f9 foce di umani atti consunti,<br>d\u2019impallidite vite tramontanti<br>oltre il confine<br>che a cerchio ci rinchiude: visi emunti,<br>mani scarne, cavalli in fila, ruote<br>stridule: vite no: vegetazioni<br>dell\u2019altro mare che sovrasta il flutto.<br><br>Si va sulla carraia di rappresa<br>mota senza uno scarto,<br>simili ad incappati di corteo,<br>sotto la volta infranta ch\u2019\u00e8 discesa<br>quasi a specchio delle vetrine,<br>in un\u2019aura che avvolge i nostri passi<br>fitta e uguaglia i sargassi<br>umani fluttuanti alle cortine<br>dei bamb\u00f9 mormoranti.<br><br>Se mi lasci anche tu, tristezza, solo<br>presagio vivo in questo nembo, sembra<br>che attorno mi si effonda<br>un ronzio qual di sfere quando un\u2019ora<br>sta per scoccare:<br>e cado inerte nell\u2019attesa spenta<br>di chi non sa temere<br>su questa proda che ha sorpresa l\u2019onda<br>lenta, che non appare.<br><br>Forse riavr\u00f2 un aspetto: nella luce<br>radente un moto mi conduce accanto<br>a una misera fronda che in un vaso<br>s\u2019alleva s\u2019una porta di osteria.<br>a lei tendo la mano, e farsi mia<br>un\u2019altra vita sento, ingombro d\u2019una<br>forma che mi fu tolta: e quasi anelli<br>alle dita non foglie mi si attorcono<br>ma capelli.<br><br>Poi pi\u00f9 nulla. Oh sommersa! Tu dispari<br>qual sei venuta, e nulla so di te.<br>La tua vita \u00e8 ancor tua: tra i guizzi rari<br>dal giorno sparsa gi\u00e0. Prega per me<br>allora ch\u2019io discenda altro cammino<br>che una via di citt\u00e0,<br>nell\u2019aria persa, innanzi al brulichio<br>dei vivi; ch\u2019io ti senta accanto; ch\u2019io<br>scenda senza vilt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">***<\/p>\n\n\n\n<p><strong>ARSENIO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>I turbini sollevano la polvere<br>sui tetti, a mulinelli, e sugli spiazzi<br>deserti, ove i cavalli incappucciati<br>annusano la terra, fermi innanzi<br>ai vetri luccicanti degli alberghi.<br>Sul corso, in faccia al mare, tu discendi<br>in questo giorno<br>or piovono ora acceso, in cui par scatti<br>a sconvolgere l\u2019ore<br>uguali, strette in trama un ritornello<br>di castagnette.<br><br>E\u2019 il segno d\u2019un\u2019altra orbita: tu seguilo.<br>Discendi all\u2019orizzonte che sovrasta<br>una tromba di piombo, alta sui gorghi,<br>pi\u00f9 d\u2019essi vagabonda: salso nembo<br>vorticante, soffiato dal ribelle<br>elemento alle nubi; fa che il passo<br>su la ghiaia ti scricchioli e t\u2019inciampi<br>il viluppo dell\u2019alghe: quell\u2019istante<br>\u00e8 forse, molto atteso, che ti scampi<br>dal finire il tuo viaggio, anello d\u2019una<br>catena, immoto andare, oh troppo noto<br>delirio, Arsenio, d\u2019immobilit\u00e0\u2026<br><br>Ascolta tra i palmizi il getto tremulo<br>dei violini, spento quando rotola<br>il tuono con un fremer di lamiera<br>percossa; la tempesta \u00e8 dolce quando<br>sgorga bianca la stella di Canicola<br>nel cielo azzurro e lunge par la sera<br>ch\u2019\u00e8 prossima: se il fulmine la incide<br>dirama come un albero prezioso<br>entro la luce che s\u2019arrosa: e il timpano<br>degli tzigani \u00e8 il rombo silenzioso.<br><br>Discendi in mezzo al buio che precipita<br>e muta il mezzogiorno in una notte<br>di globi accesi, dondolanti a riva, &#8211;<br>e fuori, dove un\u2019ombra sola tiene<br>mare e cielo, dai gozzi sparsi palpita<br>l\u2019acetilene \u2013<br>                      finch\u00e9 goccia trepido<br>il cielo, fuma il suolo che s\u2019abbevera,<br>tutto d\u2019accanto ti sciaborda, sbattono<br>le tende molli, un fruscio immenso rade<br>la terra, gi\u00f9 s\u2019afflosciano stridendo<br>le lanterne di carta sulle strade.<br><br>Cos\u00ec sperso tra i vimini e le stuoie<br>grondanti, giunco tu che le radici<br>con s\u00e9 trascina, viscide, non mai<br>svelte, tremi di vita e ti protendi<br>a un vuoto risonante di lamenti<br>soffocati, la tesa ti ringhiotte<br>dell\u2019onda antica che ti volge: e ancora<br>tutto che ti riprende strada portico<br>mura specchi ti figge in una sola<br>ghiacciata moltitudine di morti,<br>e se un gesto ti sfiora una parola<br>ti cade accanto quello \u00e8 forse, Arsenio,<br>nell\u2019ora che si scioglie, il cenno d\u2019una<br>vita strozzata per te sorta, e il vento<br>la porta con la cenere degli astri.<br><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Meriggiare pallido e assortopresso un rovente muro d\u2019orto,ascoltare tra i pruni e gli sterpischiocchi di merli, frusci di serpi. 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